La notte di Willy Monteiro Duarte
La notte tra il 5 e il 6 settembre 2020, in una tranquilla cittadina alle porte di Roma, la violenza ha spezzato la vita di un ragazzo di 21 anni. Willy Monteiro Duarte non era un delinquente. Non era un poliziotto. Non era un eroe da romanzo. Era solo un giovane uomo che aveva scelto di intervenire — per aiutare, non per combattere. Questa graphic novel in stile noir ricostruisce i fatti tragici di quella notte a Colleferro, riflettendo sull'indifferenza e sull’abuso di forza. Le ombre sono lunghe in queste pagine. I volti, scolpiti dal chiaroscuro del silenzio. Il racconto, duro e fedele ai fatti. Perché ricordare è dovere. E raccontare, a volte, è resistenza.
Via Oberdan era quasi deserta. Case basse, lampioni arancioni tremolanti. Nessuno urlava. Nessuno correva. Solo i passi veloci di chi inseguiva e i suoni sordi di carne che colpisce carne. Quella notte non fu una rissa. Fu un’esecuzione di gruppo, cieca e brutale. Quattro uomini contro un ragazzo. Silenzi interrotti dai colpi, e l’acciottolato che sembrava voler inghiottire il tempo. I pugni non avevano volto. Ma un nome, sì, dominio.
Aggressore - "Te la sei cercata, eroe. Questo non era affar tuo"
Willy - "Siete in quattro contro uno… non chiamatela forza."
Ostia spara, la polizia risponde!
Non cercava scontri. Non cercava gloria. Voleva solo uscire con gli amici, bere qualcosa, e far ridere chi aveva vicino. Aveva un occhio attento per gli altri. Non superbo. Ma fiero e presente. Chi lo conosceva, diceva che se c’era qualcosa da sistemare, Willy ci provava con le parole. Aveva il tipo di coraggio che a 21 anni spesso manca; quello di non voltarsi dall’altra parte.
Amico - "Lascia stare, ti prego… con gente così è meglio farsi i fatti propri"
Willy - "Se tutti la pensassimo così… nessuno sarebbe mai al sicuro"
Ostia spara, la polizia risponde!
Negli occhi di quei quattro c’era una maschera — dura, scolpita. Gente allenata in palestra più che al rimorso. Il silenzio della aula era quasi assordante, rotto solo dal ronzio delle telecamere e dal tonfo delle carte d'accusa. Quattro sedie occupate da muscoli e sguardi bassi. Un’unica assenza che riempiva più spazio di tutti; quella di un giovane uomo che in quel banco non ci sarebbe mai potuto tornare.
Imputato (rivolto al Giudice con tono spento) - "Io… non volevo uccidere nessuno. È successo. Io non volevo"
Pubblico Ministero (freddo, tagliente) - "Ma non ha fermato nessuno. Questo sì, voleva"
Ostia spara, la polizia risponde!
Dove c’era confusione, ora solo sirene lontane… e il battito asimmetrico della coscienza collettiva. Un corpo a terra. Scarpe spaiate. Un cellulare ancora acceso. Un carabiniere si inginocchia nel silenzio irreale della città che si sveglia. Piove ancora. Ma non abbastanza per lavare via quel che è successo.
Agente (mormorando nel microfono della radio) - "Richiesta immediata di ambulanza… giovane a terra. Non risponde…"
Testimone - "Aveva solo cercato di fare la cosa giusta…"